cum versari

passeggiamo insieme


Hannah-Arendt

Hannah Arendt aveva un sontuoso vestito verde.
lo indossava con intenso piacere alle lezioni di Heidegger. e quella volta la fragranza del ligustro in fiore ammaliava il viale nel bagliore del tardo pomeriggio. lo raccontò lei stessa a una cena nei quartieri alti. fu così che lo sedusse. lui il filosofo in calzoni alla zuava . benché non se ne possa dire granché. pare fosse amore. fulgido e visionario. e poi che altro vi sarebbe?  una lunga sequela di anni. non si può fare a meno dell’immaginario. una ragione in più per lasciarsi ingannare dallo sfarzo di un vestito di seta verde. e la completezza della parola per dirlo.

by Masao Yamamoto

Ti amo tanto, amore mio… non canta 
 il cuore umano con più verità…       
Amo te come amico e come amante       
in una sempre diversa realtà
Ti amo affine, di calmo amore pronto,
e da oltre ti amo, presente in nostalgia.
Ti amo, insomma, con grande libertà
dentro l’eterno e in ogni momento.
Come ama l’animale ti amo semplicemente,
d’amore privo di mistero e privo di virtù
con un desiderio massiccio e permanente.
E di amarti talmente e di frequente,
un giorno nel corpo tuo di repente
avrò da morire di amare più che uno possa.

Amo-te tanto, meu amor… não cante,
o humano coração com mais verdade…
Amo-te como amigo e como amante,
numa sempre diversa realidade.
Amo-te afim, de um calmo amor prestante,
e te amo além, presente na saudade.
Amo-te, enfim, com grande liberdade,
dentro da eternidade e a cada instante.
Amo-te como um bicho, simplesmente,
de um amor sem mistério e sem virtude,
com um desejo maciço e permanente.
E de te amar assim, muito e amiúde,
é que um dia em teu corpo de repente,
hei de morrer de amar mais do que pude.

Vinicius de Moraes

(traduzione di G. Ungaretti)
Sonetto dell’amor totale detto da Vinicius de Moraes


Renato Birolli, «Taxi rosso nella neve», olio su tela, 56x48 cm, 1932, collezione privata, Milano

alcuni affermano est ainsi que une jus d’orange
altri lo sconcertante miracolo sul finire della primavera e
l’indaco tutto quell’indaco. intorno. forse. un taxi rosso irrompe
nel nostro conformarci alle norme. quasi fosse uno smagliante
atto eroico. del resto il significato non viene mai estruso? e
la strada verso casa è sempre bella! e allora cosa c’è di nuovo?
nel nostro non-essere di pochi minuti prima.

Immagine da-da-sk

L’appartamento in rue de Fleurus 27 era alloggiato su due piani ed un breve corridoio lo univa allo studio dove la signorina Stein riceveva gli amici, scrittori e pittori, in un eccezionale clima culturale ed artistico. Ella aveva il debole per le bistecche(al sangue?), il soufflé e le crostate di prugne incurante d’ingrassare e bien sur per la prosa, il meglio della sua prosa, la sua rosa. Su tutto quanto scriveva e faceva, la signorina Gertrude Stein, scendeva un’adorabile ambiguità e un distacco che alleggeriva, ironizzava i suoi gesti e le sue parole, nel modo in cui ad ognuno guardandosi allo specchio accade di sentirsi diverso e irresponsabile. Il sabato sera era rituale la cena servita nella piccola sala da pranzo. Non è arduo pensare che tra quelle mura tappezzate di orrendi fioroni color porpora, sulle sedie in stile rinascimento italiano, scomodissime, intorno alla fumosa stufa di ghisa siano nate le idee delle avanguardie impressioniste i primi cenni al cubismo qualsiasi altra diavoleria che desse spazio al fermento innovativo al meraviglioso slancio di novità nell’arte al quale la signorina Stein faceva da madrina. Non mancavano deliziosi pettegolezzi, gli aneddoti, le persone, le storie di tradimenti, le avventure galanti tenute chiuse nella scatola dei colletti. Un’altra sua debolezza era conservare cianfrusaglie d’ogni genere, piccoli oggetti inutili, quaderni, bocchini, tremendi animaletti di vetro, calamai, biglietti augurali. Li teneva sul tavolo dello studio senza alcun ordine mentre le pareti erano ricoperte di quadri. C’erano dei Picasso, suo grande amico, Matisse, Cezanne, Renoir, persino un piccolo Delacroix ed un Greco grandissimo. Impossibile nominarli tutti, posso dire che l’impressione era stupefacente seppure all’epoca nessuno avrebbe immaginato l’incommensurabile valore che avrebbero raggiungo, allora erano doni e manifestazioni d’affetto alla padrona di casa.
Quella volta a Parigi andai di proposito in rue de Fleurus , lo dico sans discrétion; la signorina Stein mi accolse con gentilezza un po’ brusca, mi fece accomodare in salotto. Aveva i capelli tagliati cortissimi grigi e pareva un incrocio tra un grasso contadino russo e un medico di campagna scoraggiato, era affascinante. Aveva inoltre una particolarità fisica che non si può dimenticare e che mi guardo bene dal rivelare. Mi disse subito che non rilasciava interviste: “nella vita sono importanti la cucina e la letteratura, l’amore fa da legame e ne esalta i sapori e i colori”. si rifiutò di aggiungere altro e in modo perentorio mi chiese se giocavo a scacchi prendendo la tavoletta della scacchiera e i pezzi scolpiti e levigati di onice. Ne mancavano alcuni. Evitai così di dare scacco matto a Gertrude Stein, sarebbe stato increscioso. Mi propose di andare in un bistrot poco lontano a mangiare omelette, prima di uscire mi regalò una bruttissima spilla di strass a forma di tartaruga, l’aveva acquistata in Spagna, e per molto tempo l’aveva messa come fibbia alla cintura. Ce l’ho ancora, non ho mai osato indossarla. A distanza di tempo ricordo, nel corso di quella colazione, la signorina Stein aveva lo sguardo prossimo all’allegria e una voce bassissima: “ma cher” disse al commiato “lei è adorabile ma completamente priva di fantasia”.

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il ciliegio. all’improvviso.

in un esubero di bellezza sconfina. s’appropria del panorama. trionfa sfarzoso. quasi arrogante. ha il sopravvento. ristabilisce con pathos la goffaggine del genere umano. anche parrebbe il tableau vivant al cotillon delle debuttanti. con tale grazia! o la mano di dio? in effetti. vi è uno spirito di festa. e un eccesso di sfumature di bianco. oh che luminosità accecante! l’albero parla? nel ciclo della vita. di disordine e sofferenza e indifferenza. nondimeno esorta a toccare. sorridere. persino ridere. e amare. e imparare. presto…

dopotutto a Lucius Atherton non dispiacerebbe
non gli dispiacerebbe essere ricordato ora che la sua tomba sulla collina accanto a quella di Aner Clute la prostituta è sempre spoglia.
eccolo seduto al Mayer’s resturant in un giorno di pioggia a graffiare i vetri. la cortina di gocce rigano il vetro. una fluidità che splende come argento. così 
viva di evocazioni e la bocca generosa rossa della cameriera.  il diamante sullo sparato. sto invecchiato in fretta. pensa. a nessuno piace invecchiare e cedere al torpore. è il peccato peggiore? era bello ricco e fiero. tutte le ragazze di Spoon erano innamorate di Lucius. persino Aner lo aspettava al cancello ogni sera.
persino lei si era innamorata.

ero giù in città. quale? non ce n’è un’altra. a Spoon dove viveva Lucius nella 5sth dopo la rosticceria. c’erano le luci sull’acqua del fiume e un ponte di barche ed io camminavo mano nella mano con Lucius. era bello. i baffi che brillavano di cera d’api e l’aroma di tabacco e gelsomino.  le sue mani morbide e i soldi gli uscivano dalla tasca. ne dicemmo di belle quella volta. e la gonna frusciava di taffetà. le guance rosse per lo stupore. m’ero tirata a lucido nella tinozza. acqua fredda e un bel pezzo di sapone. là vicino al gelso nel cortile del bordello di Pegghy. m’ero tolta di dosso la menzogna. per Lucius quella sera avrei fatto miracoli con l’acqua santa. e starcene per conto nostro per un po’. persino io Aner Clute m’ero innamorata. proprio io che non m’infiammavo neppure se mi davano fuoco col cerino. l’avevo giurato quel giorno che m’avevano stuprata.
quella sera invece il mio cuore era gelatina di ribes le gambe leggere e gli occhi antichi dell’amore. la bocca di mele buttava in aria le risate e sotto l’onda dei capelli la ripartizione di una grazia. dio lo benedica Lucius Atherton!
anche in cielo c’è bisogno di un amico.?.[…]

[fotografia di Alvin Langdon Coburn].

daisyparris:Loose Fit VII (Red) 2000 Oil on canvas 150 x 140cmAngela De La Cruz 

Angela De La Cruz, Loose Fit VII  Red

figurina.
mostrare la fragilità. tu. farsi leggere il pensiero.
negli occhi. stralunati. anche. innamorati.
il vestito a godet di seta “ponzò”*. pavoneggare.
baci sui baci.mai abbastanza. ampiamente.
quasi in rondò. oh oh oh!
[per assomigliare uno all’altra?].
che il rosso sia intenso.l’ansia di espansione impellente.
non per niente. il drappo è davvero bello. noncurante.
conferisce intimità. persino al tutto. sparpagliato. e tu
sei amabilissimo.

* seta “ponzò” è definizione nel “Il Gattopardo” si tratta di un bel rosso rubino scritto: ponceau in francese.

....e il primo ottobre devo anche parlare di Zola e sarà il colpo di grazia. Santi numi non mi piace affatto Zola, parlerò di me allora ma non mi piaccio molto neanch’io. E’ tutto molto seccante. [da una lettera di Céline a Evelyne Pollet 14 settembre 1933].

amare-habeo:Amedeo Modigliani (Italian, 1884-1920) - Seated Woman in Blue Dress, 1918 oil on canvas

Amedeo Modigliani – Seated Woman in Blue Dress, 1918 

il cielo è azzurro. da troppo tempo sono pressoché morta. tesoro. non che interessi. mi viene da piangere per l’astenia di abbracci. i sorrisi spenti in labbra sottili di livore e tutto ciò riguarda l’infanzia. capisci? ho il collo lungo la carnagione cadaverica e le pareti pelviche ingessate. prima di diventare il tipo di donna che scrive alla posta del cuore e gira la domenica mattina catatonica in pigiama di flanella devo alzare di tono. un poco d’umorismo hai presente?  vale a dire amore. il tempo stringe sto per trasformarmi in ficus di plastica da monolocale. angolo cottura wc e piatto doccia. la temperatura è mite e una leggera brezza entra dalla finestra affacciata sul parcheggio. mi sono vista in uno specchio deformante sotto un neon biancastro ed implacabile. ho esaurito la scorta di diazepam. in compenso ho una pila di fallimenti. tutti i mutismi le domeniche claustrofobiche la tv a tavola coi servizietti a punto croce di tua madre l’intimità negata nelle tue voglie da ipermercato. e la fottuta paura di non essere all’altezza. il geranio sul davanzale ha un bel fiore rosso. fare sesso con te è come andare in palestra una volta la settimana. ieri al colmo della depressione ho acquistato un manuale di self-help e un vibratore. trovi in frigo in alto le cotolette di pollo scongelate sotto il tubo della maionese. ah detesto le tue camice rosa chanel e il codino da hippy di ritorno. la doccia è rotta. otto anni. te lo devo dire. per te il supporto emotivo è una marca di preservativi. lasciamo perdere. ho fatto shopping  appunto anche un abito da viaggio di satin  blu acquamarina e soprabito di velluto color antracite dalla linea morbida. ho deciso di smettere il look “povera me” provenzal-country. le bollette da pagare sono sul tavolino finto liberty all’ingresso. provo a salvarmi la vita. ti ho amato tanto. mi porto lo stretto necessario a stare via per sempre e il geranio. appena arrivo ti mando sms.